Foche, uccelli e tartarughe: la nuova lista rossa racconta un pianeta in bilico

Ci sono notizie che fanno male e altre che, pur nel dolore, lasciano uno spiraglio di speranza. L’ultimo aggiornamento della Lista Rossa IUCN delle specie minacciate, presentato ad Abu Dhabi durante il Congresso Mondiale sulla Conservazione della Natura, appartiene a entrambe le categorie. Da un lato, le foche artiche scivolano sempre più vicine all’estinzione e oltre la metà delle specie di uccelli del pianeta è in declino. Dall’altro, la tartaruga marina verde, simbolo degli oceani tropicali, mostra segni concreti di recupero grazie a decenni di impegno collettivo. È un quadro di luci e ombre che fotografa, con crudezza, lo stato di salute della Terra nel 2025.

L’Artico si scioglie, e con esso la vita delle foche

Il riscaldamento globale corre quattro volte più veloce nell’Artico che nel resto del mondo. Per le foche che vivono su quei ghiacci, come la foca dal cappuccio, la foca barbuta e la foca della Groenlandia, questo significa perdere letteralmente la casa. Il ghiaccio non è solo un rifugio: è il luogo dove partoriscono, allattano, si riposano e accedono alle zone di caccia. La sua scomparsa compromette la loro capacità di sopravvivenza e mette in crisi l’intera catena alimentare artica, dagli orsi polari fino alle comunità indigene che dipendono da queste specie per il sostentamento. Ma non è solo il clima a minacciare le foche. Il traffico marittimo, il rumore sottomarino, la ricerca di petrolio e la pesca industriale aggravano una situazione già precaria. “Ogni anno alle Svalbardha dichiarato il biologo marino Kit Kovacs, “il ritiro dei ghiacci mostra quanto queste specie siano vulnerabili. Proteggerle significa difendere l’equilibrio stesso dell’Artico, che è vitale per tutti noi.”

Gli uccelli perdono quota

Anche i cieli raccontano una storia di perdita. L’ottava valutazione globale degli uccelli, condotta da BirdLife International per la IUCN, rivela che il 61% delle specie è in declino. Nel 2016 era il 44%. La causa principale è la deforestazione, alimentata dall’espansione agricola e dal disboscamento, soprattutto in regioni come il Madagascar, l’Africa occidentale e l’America centrale. Dietro le statistiche ci sono volti, o meglio, piume, concreti: il bucero dal casco nero, cacciato e privato del suo habitat; l’usignolo-scricciolo settentrionale, che perde le sue foreste tropicali; l’asita di Schlegel, con i suoi colori iridescenti, ora classificata come “vulnerabile”. Eppure, anche qui, un piccolo miracolo ricorda che il cambiamento è possibile. Sull’isola di Rodrigues, appartenente alla Repubblica di Mauritius, nell’Oceano Indiano, la parula di Rodrigues, un tempo sull’orlo dell’estinzione, è tornata a prosperare grazie al ripristino delle foreste locali.

Il ritorno della tartaruga verde

Anche dal mare arriva una buona notizia. La tartaruga marina verde, una delle specie più iconiche e longeve, è passata da “in pericolo” a “rischio minimo”. Dopo decenni di protezione dei siti di nidificazione, limitazioni alla pesca e campagne di sensibilizzazione, le popolazioni globali sono aumentate del 28% dagli anni ’70. Dall’isola di Ascensione al Messico, dal Brasile alle Hawaii, la cooperazione internazionale ha dimostrato che la conservazione, quando è costante e condivisa, funziona davvero. Tuttavia, gli esperti avvertono che il successo è fragile: lo sviluppo costiero, la pesca accidentale e i cambiamenti climatici continuano a rappresentare una minaccia concreta per questa specie.

Tra perdita e speranza

Con questo aggiornamento, la Lista Rossa IUCN include oggi oltre 172.000 specie, di cui quasi 49.000 minacciate di estinzione. Sei specie sono state dichiarate estinte, tra cui il chiurlo dal becco sottile e il toporagno dell’isola di Natale. Il messaggio della direttrice generale dell’IUCN, Grethel Aguilar, suona come un appello: “Il recupero della tartaruga verde ci ricorda che la conservazione funziona quando agiamo con determinazione e unità. Ora, in vista della prossima COP di Belém, abbiamo l’opportunità di accelerare l’azione per un futuro in cui persone e natura prosperino insieme.” È questa la nota agrodolce del 2025: un pianeta ferito, ma non ancora sconfitto. Dove la scomparsa silenziosa delle foche e degli uccelli convive con il ritorno di una tartaruga che, dopo decenni di lotta, torna a nuotare libera. La direzione da seguire, dopotutto, è già scritta nel mare.

Riccardo Pallotta

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