Da Jung a Eric Neumann, il desiderio analizzato da Roberto Cecchetti

Roberto Cecchetti è un giovane filosofo di Fiesole. Il suo campo speculativo, però, va ben oltre la filosofia, sfociando nella psicologia. Infatti, Cecchetti è dottore in Filosofia e in Psicologia, ma non solo. È anche analista filosofo (Sabof) e docente di filosofia presso la Scuola di Psicoterapia Erich Fromm di Prato. Ha frequentato la Scuola Philo di Milano, nella convinzione che la filosofia debba tornare a essere una pratica di vita e uno strumento di cura. Collabora con diverse riviste e all’attivo diverse pubblicazioni. L’ultima, fresca di stampa, si intitola Il ritmo del desiderio. Da Jung alle pratiche filosofiche, edito Mimesis Edizioni. Il testo a metà strada tra autobiografia e indagine filosofico-psicologica parte dal pensiero junghiano di libertà per approdare, attraverso l’approfondimento di altri filosofi moderni e contemporanei, al concetto di coscienza in Erich Neumann. Il cuore dell’indagine di Cecchetti ruota intorno a tre elementi fondamentali, il destino, la libertà e il desiderio, ma per approdare a questi concetti Cecchetti ha la necessità di fondare la sua analisi speculativa su qualcosa di concreto. Ed ecco spiegata la prima parte del libro, che potremmo definire un vero e proprio racconto autobiografico. Ad anticipare tutto c’è l’introduzione di Massimo Donà, che ci aiuta a leggere l’intera opera, fornendoci alcuni elementi per comprendere la lettura di questo testo e di come Cecchetti “faccia filosofia”: «Sì, perché fare filosofia è come suonare; una sorta di esercizio continuo che, solo, rende possibile un proficuo ampliamento delle facoltà interiori; in virtù del quale, peraltro, la lucidità del ragionamento, il suo stare da sé e per sé andranno a farsi tutt’uno con il loro originario costituirsi quale magico riflesso delle complesse dinamiche dell’identità e della differenza in relazione a cui al nostro Io è dato sintonizzarsi con il vero e proprio mistero dell’esistere». Il fare filosofia di Cecchetti non è un semplice e banale esercizio di stile, ma è vera e profonda riflessione filosofica, una indagine dell’io, che partendo dal dato tangibile giunge fino all’inconscio. Gli estremi di questa indagine sono rappresentati da due colonne portanti della psicanalisi: Jung e Neumann. Se il primo rappresenta il porto di partenza, il secondo quello di attracco. Ma la speculazione filosofica e psicologica di Cecchetti, in qualche modo, supera ogni previsione per giungere ad una autonoma riflessione sul significato di desiderio, aprendo una breccia significativa su nuovi e articolati scenari di indagine filosofica. Ed è proprio questo che Cecchetti suggerisce al termine del suo lavoro: «non è forse questo il lavoro di analisi? Un conti­nuo tentativo di rendere esplicito ciò che di volta in volta viene a costituir­si come motore delle nostre scelte e delle nostre azioni?».

Il Taccuino

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