I cebi, le scimmie scavatrici

Una ricerca scientifica analizza l’attività di ricerca dei rizotuberi di questi animali

I cebi sono un tipo di scimmie caratteristiche dell’America Latina. Hanno un manto scuro interrotto in prossimità delle spalle, dell’addome e della nuca da peluria bianca, cosa che ha fatto loro guadagnare la denominazione di “scimmie cappuccine”, per la somiglianza con l’abito dei frati. Hanno una lunghezza che può raggiungere i 110 cm e un peso massimo di 6 kg. La loro caratteristica coda è lunga quanto il corpo ma non ha capacità prensile. I cebi vivono in gruppi da 6 a 40 esemplari e hanno uno stile di vita diurno. La loro giornata è impiegata nella ricerca di cibo; si nutrono principalmente di frutta, verdura, uccelli, uova, insetti e piccoli vertebrati. Una particolare abilità di questi animali consiste nell’individuare e dissotterrare rizotuberi, radici dalla forma ingrossata e dall’importante valore nutritivo. Al riguardo è stato condotto uno studio dal Cnr-Istc il cui frutto è stato pubblicato sull’”American Journal of Physical Anthropology”. L’analisi ha messo in evidenza la particolare abilità di questi animali nell’individuare le radici e le grandi energie impiegate per dissotterrarle. Una volta liberate dal terreno le scimmie mostrano particolare cura nel pulirle da tutti i residui di terra e rimuovere la scorza prima di mangiarle. Ѐ stato dimostrato che l’abilità nella ricerca, nel dissotterramento e nella pulizia aumenta con l’età degli esemplari. I giovani dunque sono i meno capaci, in relazione alla loro mancanza di esperienza. L’accurata pulizia delle radici è un comportamento adattivo dovuto alla doppia necessità di limitare l’usura dei denti ed evitare l’ingestione di parassiti intestinali. L’intero processo richiede un grande dispendio di energie, ma pare che i cebi preferiscano questo cibo ad altro più facilmente reperibile in virtù delle sue particolari qualità nutritive. Secondo lo studio in questione lo sviluppo di particolari abilità manuali per estrarre i rizotuberi da parte di questi animali e la capacità di rimanere a lungo concentrati su quest’attività hanno dimostrato la lontana origine di queste attitudini che sono alla base del processo evolutivo umano.

Glenda Oddi

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