Ottima accoglienza per il live-action di Aladdin

Si sa che ogni volta che una casa cinematografica decide di realizzare un remake di un classico che ha emozionato e appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo, i fan della pellicola storcono sempre il naso a priori, poiché temono – e spesso, ahimè, a ragione – che la trama e i personaggi vengano distorti e quindi rovinati dalla nuova versione.
Invece, coloro che sono andati al cinema a vedere la versione live-action di “Aladdin” sono rimasti piacevolmente sorpresi.

Il film non solo è piaciuto, ma l’interpretazione di Will Smith nei panni del folle Genio della lampada è stata largamente apprezzata dalla maggior parte del pubblico, nonostante già da tempo in rete circolassero alcuni articoli in cui veniva sottolineato che la rivisitazione di uno dei capolavori più amati della Disney non avrebbe mai potuto entusiasmare chi aveva già visto il cartone animato del 1992.
Di diverso parere, come sempre, sono stati i commentatori e i critici cinematografici, evidentemente più inclini a rimanere legati ai ricordi e alle emozioni del passato, che hanno sottolineato come la computer grafica faccia perdere tutta l’atmosfera magica data ai colori brillanti, dalla morbidezza delle linee disegnate a mano e dal calore tipici dell’animazione e che inoltre il successo riscosso ai botteghini da tutte le nuove reinterpretazioni sia dovuto unicamente a un’abile azione di marketing, perché il cinema è un’industria e come tale oramai bada più al ritorno economico delle produzioni anziché alla qualità.

Sia come sia, va ricordato che così come le vecchie generazioni non possono emozionarsi con una pellicola che non risponde ai canoni e agli stili ai quali erano stati abituati da giovani, allo stesso modo i ragazzini di oggi sono molto più abituati alla tecnologia e per stimolare il loro interesse hanno bisogno di un prodotto che sia al passo coi tempi ai quali noi stessi li abbiamo abituati.

Non c’è quindi nulla di male se l’industria cinematografica, oltre naturalmente a cercare di assicurarsi un’entrata costante, riproponga un classico con mezzi o tecniche più moderne. L’unica problema, casomai, è assicurarsi che nel corso di tale “conversione”, la trama di base o le caratteristiche fisiche e comportamentali che caratterizzano in maniera specifica i personaggi non vengano completamente stravolte (basti pensare alla terribile versione live-action di “Death Note” realizzata da Netflix ).

Yami

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