Ad Ancona la polizia spara ai cani ma lascia liberi i molestatori

Scrivo queste righe con rabbia e sconforto, da madre e da cittadina, perché quello che sta accadendo ad Ancona, nella mia città, non è solo un problema privato che riguarda la mia famiglia: è un segnale grave e inquietante di come una parte delle nostre forze dell’ordine sembri avere smarrito il senso del proprio ruolo.

Mia figlia è vittima da mesi delle molestie di un uomo che abita sopra di noi. Un individuo che non si è limitato a provocazioni verbali, ma ha superato ogni limite: la spia dal terrazzo quando prende il sole in giardino, la aggredisce durante le riunioni condominiali, fino a insinuazioni disgustose e violente — come quando, guardandola negli occhi, l’ha sollecitata a spogliarsi “perché lui sapeva di cosa aveva bisogno”. Mia figlia è stata trattata come una puttana, umiliata fino alle lacrime.

Abbiamo chiamato i Carabinieri. Abbiamo chiesto protezione. Ci è stato detto che l’“ammonimento” sarebbe servito a tutelarla. E invece? La Questura di Ancona ha deciso di archiviare tutto. Non esistono “motivazioni adeguate”, hanno scritto. Una notifica che, per beffa, è arrivata anche a lui. Ora quell’uomo cammina tronfio, ci guarda con ironia, urla da dentro casa. Si sente legittimato, protetto dalla stessa istituzione che avrebbe dovuto fermarlo.

E intanto, in questa stessa città, due giorni fa un poliziotto ha pensato bene di sparare a un cane. Un cane tenuto fermo al collare dalla sua proprietaria. Un gesto folle, che ha indignato mezza Ancona, tanto che domenica ci sarà una manifestazione per chiedere giustizia.

Ecco il paradosso: contro un animale inerme, un proiettile; contro un molestatore pericoloso, niente. Archiviazione.

Ho la netta impressione che una parte della nostra polizia viva la divisa come un costume da sceriffo, una maschera che dà potere invece che responsabilità. Vedo troppa arroganza, troppa improvvisazione, troppa voglia di comandare invece che di proteggere. Come se senza quel tessuto blu addosso non sapessero più chi sono.

Se succederà qualcosa a mia figlia, io riterrò personalmente responsabili coloro che hanno deciso di lasciarla senza tutela. E non sarà un’iperbole, ma una verità. Perché oggi ad Ancona si può sparare a un cane, ma non si può proteggere una ragazza da chi la molesta e la perseguita. E questa è una vergogna che non possiamo più tacere.

Eleonora Giovannini

Articoli simili

Il Basettino e il Panuro di Webb

Lina, la donna più bella del mondo

Castel Nuovo, il simbolo della Napoli medievale