Oggi andiamo a Fosdinovo in provincia di Massa e Carrara nella regione della Lunigiana.
Tra i castelli della zona è la struttura più grande e meglio conservata grazie anche al massiccio restauro compiuto tra il 1960 e il1965 che ha sanato i danni causati dalla seconda guerra mondiale.
Il castello è stato residenza principale del Marchese di Fosdinovo appartenente ad uno dei rami dei Malaspina dello Spino Fiorito.
Oggi è proprietà della famiglia Torrigiani-Malaspina, discendente per via femminile dei Malaspina.
Il castello può essere visitato ed è completamente ammobiliato.
La fortezza fu costruita intorno alla metà del XII secolo ed era una delle tante erigende militari che testimoniarono il diffondersi dell’incastellamento.
Il marchesato di Fosdinovo fu creato tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300 da Carlo IV di Lussemburgo.
Alla fine del 400 il castello fu restaurato secondo i nuovi principi rinascimentali e nel 500 acquistò l’aspetto di dimora gentilizia e la dimensione di corte rinascimentale.
Il castello è a pianta quadrata con quattro torri rotonde orientate, un bastione semicircolare, due cortili interni, camminamenti di ronda, giardini pensili, loggiati ed un corpo di guardia.
Le sale del castello sono: la sala di ingresso, la sala da pranzo con grande camino settecentesco e le ceramiche da farmacia del 600, la sala del trono e il Saloni con gli attigui salotti e la camera del trabocchetto con la sottostante camera delle torture.
Proprio da questa stanza si narra che la marchesa Cristina Adelaide Pallavicino eliminasse i suoi amanti facendoli cadere nella botola situata ai piedi del letto.
Nella torre di levante si trova la Camera di Dane dove dormì il Sommo poeta quando fu ospitato nel castello durante il periodo dell’esilio.
Tra le leggende del castello si narra quella della marchesa Bianca Maria Aloisia Malaspina, ragazza albina figlia di Giacomo II Malaspina e di Maria Grimaldi della Rocca.
La ragazza si innamoro perdutamente dello stalliere del castello e quando il padre lo scoprì unito al fatto che la ragazza fosse albina la portò a murare viva la figlia insieme ad un cane e ad una testa di cinghiale e ad uccidere lo stalliere.
Benedetta Giovannetti