Nel 1975 al Cinema usciva “Fantozzi”, lo specchio di ognuno di noi che non vogliamo guardare
Il primo Film di “Fantozzi” in questo 2025 ha compiuto 50 anni: era infatti il 1975 quando uscì per la prima volta, sul grade schermo, la pellicola sullo sfortunato e goffo ragioniere dell’ufficio sinistri di una mai bene identificata azienda del nord d’Italia. I prodromi di “Fantozzi” partirono dal libro, scritto da Paolo Villaggio nel 1971: l’attore e presentatore ligure, allora era un quarantenne che aveva alle spalle una mancata laurea in giurisprudenza e diverse eseprienze come speaker (alla Rai e alla BBC) e come cabarettista nelle crociere al fianco dell’amico Fabrizio De Andrè. Ma aveva avuto anche un lavoro “normale”, come impiegato nelle aziende genovesi Colsider e Italsider. Protagonista del libro è questo ragioniere, impiegato nella Megaditta gestita da contesse e Megadirettori, sempre sottomesso e vittima di disgrazie. Sopraffatto dal lavoro dai capi e dai colleghi. La sua è una famiglia composta dalla brutta e sciatta moglie Pina e dall’orrenda figlia Mariangela.
In realtà il libro è la raccolta dei racconti che Paolo Villaggio aveva pubblicato sulla rivista l’Europeo sulle disavventure del ragionier Fantozzi, evidenziando, con stile comico e paradossale, le contraddizioni e le disuguaglianze della così detta società del benessere.
L’uscita del libro è subito un successo, in Italia ma anche all’estero; soprattutto in Francia e in Russia, dove Paolo Villaggio fu paragonato allo scrittore e satirico dell’ ‘800 Nikolaj Gogol. Fantozzi è un uomo sempre vittima di disgrazie e angherie sul posto di lavoro, dove si innamora della collega, signorina Silvani, che regolarmente, dopo averlo sadicamente illuso, lo scarica in modo più o meno umiliante.
Fantozzi-libro ha un successo così grande che nel 1975 diventa un film: è diretto da Luciano Salce e vede come interpreti, ovviamente Paolo Villaggio, Gigi Reder nei panni del ragionier Filini, Liù Bosisio nei panni della moglie Pina, Plinio Fernando (ora scultore) la figlia Marinagela, Anna Mazzamauro nella signorina Silvani e Geppino Anatrelli, nel geometra Calboni.
Se i libri di Fantozzi (che in totale furono nove, compresi quelli di riflessione sul personaggio) erano stati definiti come tearpeutici grazie alle risate che inducevano (Alda Merini disse addirittura che leggere Fantozzi per lei fu la salvezza da idee anticonservative), i film furono un vero fenomeno culturale, con un vasto pubblico divertito e intellettuali che facevano a gara nel trovare i risvolti socialmente più elevati nei personaggi raccontati e intepretati da Villaggio e colleghi. In realtà Villaggio e Salce sapevano benissimo che chi voleva dare significati troppo intellettualoidi e raffinati a Fantozzi, in realtà era ingenuo tanto come quello che rideva sguaiatamente davanti alle sfortune del ragioniere. Perchè Fantozzi è dentro ognuno di noi. E più uno nega di avere caratteristiche fantozziane nel proprio carattere e nel proprio animo e più fantozziano è. Farsi grasse risate davanti ad una pellicola di Fantozzi significa ridere di se stessi e l’intelligenza di una persona è direttamente proporzionale a questa consapevolezza.
Quindi, questo capolavoro nato dalla creatività di Paolo Villaggio, racconta ciò che di mediocre, ma anche goffamente generoso e autenticamnete fragile, c’è in ogni persona, al di là dell’estrazione sociale e dei vissuti.
Fantozzi crea una nuova lingua, con errori grammaticali grossolani (soprattutto con il congiuntivo). Poi alcune scene sono diventate proverbi ormai assodati: vedere l’Arcangelo Gabriele quando si è particolarmente affaticati, la frittata di cipolle con il rutto libero come maschia libertà davanti alla partita di calcio in televisione e la nuvola di Fantozzi, per descrivere una sfortuna che ti insegue instancabile.
Il primo Fantozzi è stato inserito nei 100 film italiani da salvare: stesso felice destino ha avuto “Il secondo tragico Fantozzi” del 1976, a cui sono seguiti altri otto film, diretti da Neri Parenti e con la presenza di Milena Vukotic, Maria Cristina Maccà e Riccardo Garrone, rispettivamnete nei panni della moglie Pina, della figlia Mariangela e del geometra Calboni. A distanza di 50 anni dal primo Fantozzi cinematografico e di 54 dal primo Fantozzi letterario, sarebbe bene che ognuno di noi rimanga ben consapevole che Paolo Villaggio con questo sfortunato personaggio è un po’ come se ci avesse voluto regalare uno specchio, per riflettere le caratteristiche umane che si vorrebbero sempre nascondere, reprimere. Perchè viviamo in una società che non ammette goffaggine e fragilità, ma soprattutto chi è più feroce nel reprimere le debolezze altrui, è colui che queste debolezze le sente dentro di sè più forti.
Fabio Buffa


